MATTATOIO N.5:
"LA MATTANZA DEI LUOGHI COMUNI"

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ROBINSON CRUSOE

"IL TRIONFO DELLA BORGHESIA"

 

Trama

Il romanzo, che è scritto in prima persona, narra le vicende di un ragazzo inglese che, desideroso di sperimentare grandi avventure, a diciotto anni fugge di casa e si imbarca per ignote destinazioni.

Pur subendo un primo naufragio non si scoraggia e riprende la via del mare ma viene catturato dal pirata Salò ed è da questi tenuto prigioniero per alcuni anni.

Riuscito finalmente a fuggire con un compagno di sventura, viene tratto in salvo da un capitano portoghese che lo conduce in Brasile.

Diventa piantatore e per un po' si adatta a quella vita, ma il desiderio di riprendere il mare è molto forte, così egli intraprende un nuovo viaggio in mare su una nave che esercita il commercio degli schiavi. Intenzionato a raggiungere la Nuova Guinea fa naufragio in un'isola dell'arcipelago "Juan Fernandez" nel mar dei Caraibi ad ovest del Cile e Robinson, unico superstite, raggiunge a nuoto un'isola deserta (che attualmente porta il nome del protagonista del racconto) dove rimarrà in solitudine per ventotto anni fronteggiando con grande ingegno le avversità naturali. L'isola sarà il campo d'azione che metterà a dura prova il suo istinto di uomo razionale e superiore ai bruti in pieno tema illuministico.

Dopo il primo smarrimento Robinson si organizza subito per sopravvivere. Raggiunge a nuoto la sua nave che era rimasta a metà emergente dal mare e, salito su di essa, trova viveri, armi, utensili, munizioni e alcuni utili strumenti di lavoro.

Costruitosi una zattera riesce a portare a terra tutto quello che ritiene necessario e inizia a costruirsi un rifugio, secondo i criteri che la ragione gli detta, vicino a una sorgente, pronto all'offesa e alla difesa ed in vista del mare, nel caso dovesse comparire all'orizzonte la salvezza.

Ma il tempo trascorre senza che nessuna nave si veda all'orizzonte e Robinson, per trascorrere il tempo, mette su carta il male e il bene della sua posizione, concludendo che il bene è superiore al male.

Nell'affrontare la natura, che non sempre gli è favorevole, Robinson comincia a porsi i grossi problemi dell'anima, dell'essere e del non essere, della vanità del mondo e del valore della meditazione e della solitudine.

La Bibbia, che aveva trovato sulla nave, gli recherà conforto e Robinson ne legge un brano al mattino e uno alla sera. Ha come compagno un pappagallo al quale insegna a pronunciare il suo nome, trova il modo di fumare, riesce a farsi il pane con l'orzo, si cuce gli abiti con le pelli degli animali e si costruisce anche un ombrello per ripararsi dal sole.

Trascorrono così ventitré anni e un giorno arrivano all'isola dei cannibali contro i quali Robinson combatte riuscendo a salvare il giovane indigeno, loro preda, che chiamerà Venerdì e che diventerà il suo compagno.

Un giorno, si vede finalmente una nave che si dirige a riva. È una nave di ammutinati che fa sbarcare il loro capitano con due uomini a lui fedeli.
Robinson riuscirà, con l'aiuto di Venerdì, a capovolgere la situazione: i ribelli rimarranno sull'isola, mentre Robinson e Venerdì riusciranno a riprendere la via per la patria con il capitano e i suoi uomini. Sono trascorsi ventotto anni, due mesi e diciannove giorni.
Robinson giungerà in
Inghilterra l'11 giugno 1687 dopo un'assenza di trentacinque anni.

 

Analisi

L'uomo e la ragione

Defoe riesce a cogliere nel suo romanzo, come motivo universale, il problema dell'uomo solo, davanti alla natura e a Dio, nobilitandolo con la ragione che può, secondo i ricordi cristiani o biblici della creazione, dargli il dominio sulle cose.

Ad esempio decide di costruirsi un tavolo perché

senza un tavolo non potevo mettermi né a mangiare né a scrivere, né fare varie altre cose con molto piacere: perciò mi misi al lavoro. E qui devo osservare che poiché la ragione è la sostanza e l'origine della matematica, così squadrando e calcolando ogni cosa con la ragione e giudicandone nel modo più razionale, ogni uomo può col tempo diventare padrone di ogni arte meccanica.

Sulla falsariga di Prospero, le osservazioni di Crusoe lo portano ad aprire il libro della natura al quale Galileo Galilei prima e i sensisti dopo attingeranno per scoprire le leggi che reggono l'universo e che quindi lo controllano.

Ma nell'affrontare la natura, che non sempre gli è favorevole, Robinson comincia a porsi i grossi problemi dell'anima, dell'essere e del non essere, della vanità del mondo e del valore della meditazione e della solitudine, della salvezza e della provvidenza. É un percorso parallelo a quello della sopravvivenza fisica, che cambierà radicalmente Robinson.

 

Il contesto sociale

A questi concetti fa da sfondo il carattere dell' illuminismo inglese e soprattutto il carattere dell'epoca in cui visse l'autore, legata all'ascesa della borghesia mercantile puritana emergente, grazie all'espansione della colonizzazione e dei traffici marittimi.

Pur senza negare questi lati negativi del personaggio Robinson fortemente criticato da James Joyce che lo lesse come manifesto dell'utilitarismo è comunque necessario ricordare che (come accade nelle pseudo-autobiografie) chi dice "io" (Robinson) non è l'autore. L'autore è Defoe, e le sue simpatie vanno a Venerdì per la sua bontà ma anche intelligenza. Egli, archetipo del buon selvaggio fu preso a modello dallo stesso Jean-Jacques Rousseau a cui ispirò in parte le teorie pedagogiche dell'Emile.

Nelle intenzioni dell'autore il personaggio di Venerdì appare in una luce molto positiva, soprattutto quando è confrontato a Robinson: Robinson entusiasma, per le sue avventure e se il suo carattere ci appare piatto e un po' calcolatore è perché manca della spontaneità e delle emozioni di Venerdì. Che dire della meraviglia di Robinson per le astuzie di Venerdì, che incanta un orso scagliatosi per aggredirli, facendolo ballare solo per colpirlo al momento giusto. Robinson non presupponeva tanta astuzia da un "selvaggio", ma Defoe sì.

 

La critica testuale

Ma il romanzo non è inteso come un ritratto di vita reale. Oggi siamo abituati a leggere tutto in chiave naturalistica, ma Robinson Crusoe è palesemente fantastico, il contenuto va al di là del racconto: la grandezza di Defoe sta nell'avere posto le premesse del romanzo inglese, di avere inaugurato le tecniche narrative del romanzo moderno.

Il fatto che il romanzo continui ad essere letto ancora oggi come documento storico tanto da fare discutere di Robinson e Venerdì come se fossero persone veramente esistite è la prova dello straordinario genio narrativo dell'autore: egli è capace di rendere verosimili ambienti e animali fantastici grazie allo stile giornalistico, farcito com'è di particolari descrittivi spiccioli (anche se falsi) che danno una resa molto concreta al tessuto del racconto.

Robinson Crusoe si legge come una cronaca, un diario personale (quasi un blog ante litteram) e così facendo quel mondo che esiste solo all'interno delle pagine sembra saltare fuori dalle pagine.

 

I personaggi

Il personaggio di Defoe non scende comunque mai al ruolo di "burattino nelle mani del burattinaio" e Robinson è persona viva, grazie anche allo stile semplice e a volte quasi arido, come in un documento, che usa lo scrittore.

Gli Inglesi, popolo di marinai, che amavano con lo stesso ardore la Bibbia e il libro dei conti ritrovarono se stessi nell'avventuroso marinaio rappresentato da Robinson. È anche vero che Robinson, da personaggio picaresco qual è compie un percorso interiore: se all'inizio vende a un mercante lo schiavo africano (non Venerdì) con cui è fuggito dalla nave dei mori, la permanenza sull'isola lo porta dall'ateismo a una conversione radicale: comincia a leggere la Bibbia, a pregare, tratta Venerdì come un amico. Venerdì, a cui Robinson ha salvato la vita accetta di essere suo aiutante, non suo schiavo: tra i due si stabilisce infatti un profondo legame di amicizia.

Il contatto con la vita semplice dei popoli indigeni cambia il suo modo di vedere il mondo: quando Robinson arriva in Europa dichiara infatti di sentirsi meno sicuro tra la "gente civile" e molto meno felice di quando viveva sull'isola, nonostante le peripezie e la terribile solitudine. In questo è riscontrabile un tono simile a quello dell'epilogo dei Viaggi di Gulliver di Jonathan Swift, che seguirà subito dopo (1726).

 

La fortuna del romanzo

L'ispirazione

Il romanzo prende ispirazione da un fatto vero accaduto ad un certo Alexander Selkirk che aveva trascorso quattro anni e quattro mesi su un'isola deserta in solitudine chiamata Juana Fernàndez. La vicenda era stata narrata da Rogers e pubblicata qualche anno prima.

 

Il canovaccio

Quando Defoe presentò, come era abitudine a quei tempi, al libraio William Taylor, il canovaccio della trama, ne ottenne la commissione per un romanzo di trecentocinquanta pagine, redatto sotto forma di diario di un naufragio.

 

Il successo

Il libro ottenne immediatamente un grande successo e tra aprile e agosto uscirono quattro edizioni e, nello stesso anno l'autore ne scrisse il seguito solo pochi mesi dopo in The Farther Adventures of Robinson Crusoe (Ulteriori avventure di Robinson Crusoe), e Serious Reflections (Riflessioni serie, 1720) che però non furono accolti con lo stesso entusiasmo.
Il successo ha reso il Robinson Crusoe, finora pubblicato in ben 700 edizioni in quasi tutte le lingue, una
lettura obbligata per i ragazzi e persino Jean-Jacques Rousseau lo ritenne adatta al suo Emile.
William Wordsworth e Samuel Taylor Coleridge, iniziatori del movimento romantico inglese lo commentarono con entusiasmo. Karl Marx profondamente critico delle divisioni di classe e delle ineguaglianze generate dall'accumulazione del capitale, lo esaminò in chiave sociologica e la sua lettura influenzò la stesura di Das Kapital (Il capitale).
Capostipite del moderno romanzo d'avventura fu seguito da numerose storie di naufraghi e già nell'
Ottocento si potevano annoverare tra gli scritti, oltre duecento "Robinson". Secondo Walter Allen, uno dei maggiori critici inglesi e Mario Praz con lui, per quanto il pubblico e la critica abbiano fatto giustizia alla grandezza dell'opera, "si nota frequentemente tra coloro che lo hanno criticato una certo sarcasmo; in essi le lodi sono sempre velate da riserve: in ciò si può soltanto constatare la presenza di quell'antico disprezzo di classe espresso da Swift quando questi lo chiamò "quel tipo messo alla gogna, mi dimentico come si chiama" (The English Novel). Un genere di parvenu, arrivato al successo dalla completa oscurità, un fallito commerciante di stoffe venuto alla ribalta col giornalismo d'assalto, avverso, come molti whig alla religione anglicana di stato e ribelle alla corona. Ma è incontestabile che senza lo sviluppo di quelle tecniche giornalistiche che Defoe apprese dalla vita di strada il moderno romanzo inglese avrebbe difficilmente visto la luce.