MATTATOIO N.5:
"LA MATTANZA DEI LUOGHI COMUNI"
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"Una persona normalmente informata su quel che è successo nel mondo, non
può che essere, e nel modo più naturale, visceralmente anticomunista. Il problema vero sono coloro che reagiscono istericamente, scompostamente al naturale anticomunismo" (Arnold
Beichman).
Stefano DORONI Il comunismo: la notte della storia
La storia dell'umanità abbonda purtroppo di momenti oscuri. L'ideologia comunista ha, dal canto suo, partorito il crimine più atroce che
sia mai stato commesso contro l'umanità. Questo perché era criminale l'ideologia stessa. Karl Marx, raccogliendo un'eredità di utopie egualitarie precedenti la sua, ha in
sostanza costruito una sorta di «religione senza Dio» (S. Berlusconi, Discorso commemorativo del decennale della caduta del Muro di Berlino, Roma, Eur, 9 novembre 1999), preparando
per l'umanità un paradiso in terra, dove giungere non dopo la morte, quindi in una dimensione ultraterrena, ma dopo il passaggio in qualche modo salvifico della rivoluzione e
dell'instaurazione della dittatura del proletariato. Questo iniziale momento di violenza e regime sarebbe necessario per distruggere la società borghese con tutte le sue tradizioni
storiche e civili e mettere mano al rimodellamento della società e dell'umanità secondo schemi preconfezionati la cui applicazione garantirebbe la perfetta giustizia, sinonimo di
uguaglianza, ma in realtà corrispondente a omologazione e spersonalizzazione dell'individuo. L'«uomo sociale» che secondo Marx sarebbe l'individuo migliore possibile non
è una persona, ma una funzione socio-economica, un elemento di un sistema politico totalitario nel senso più completo del termine: poiché infatti il comunismo teorizza uno
stato di totale appiattimento del singolo sulla dimensione del collettivo, permettendosi addirittura, nel suo ipotetico stadio perfetto, di fare a meno dello Stato come forma esteriore. In
effetti la società comunista definitiva non dovrebbe conoscere alcuna forma di Stato, con i suoi codici, le sue leggi, i suoi sistemi di rappresentanza dei cittadini. Ma non perché
gli uomini sarebbero, alla fine del processo di «purificazione» dalle scorie della società liberaldemocratica, diventati tutti buoni e giusti, caritatevoli e ben disposti gli
uni verso gli altri; piuttosto invece perché l'omologazione dei pensieri e la riduzione a zero delle coscienze individuali avrebbe annullato nella testa delle persone l'idea stessa
dell'esistenza di una possibile alternativa alla società comunista. Una buona dose di ignoranza e di indottrinamento di Stato naturalmente contribuirebbero al raggiungimento di questo
risultato. La società comunista, così come l'ideologia che la teorizza e la modella, è antiumana perché, prevedendo un percorso obbligato alla storia e stabilendo che
il ceto proletario rappresenta una sorta di «popolo eletto» che condurrà il mondo alla salvezza, nega all'uomo la possibilità di modellare e costruire la storia
attraverso le scelte: questo in sostanza significa negare ogni forma di libertà, dal momento che essa significa proprio inventare il futuro attraverso l'esercizio della propria
creatività. L'abolizione della proprietà privata (che ancora oggi Bertinotti teorizza come mezzo per la costruzione di una società giusta) compie il lavoro di alienzazione
dell'uomo da se stesso, rappresentando la privazione del riconoscimento del proprio merito attraverso il possesso di beni. Nelle biblioteche delle case italiane manca forse ancor'oggi un libro
fondamentale per comprendere questo male atroce del comunismo e capire quale sia la matrice ideologica e la vergogna storica che nell'area sinistra più radicale in Italia ancora agiscono,
come virus infettanti la politica e la cultura del nostro Paese: "Il libro nero del comunismo", pubblicato nel 1997 e scritto da studiosi insigni coordinati dal francese Stephane Courtois. Le
atrocità commesse dal comunismo storico, cioè dai regimi comunisti che si sono affermati sulla terra nel corso del Novecento, sono raccontate con l'equilibrio dello storico, con la
precisione agghiacciante dei dati, con l'acume critico dell'indagatore di un fenomeno ancora per troppi aspetti sottovalutato, sia nella sua dimensione filosofica che in quella storico-politica.
Accanto all'atrocità del fenomeno storico, il "Libro nero" considera le responsabilità dei regimi comunisti e dell'ideologia che li ha ispirati. E c'è da considerare che il
comunismo e il nazismo sono parenti stretti. I benpensanti di ogni ordine politicamente corretto si scandalizzeranno, grideranno al reato di «revisionismo»: ma se la storia non si
«rivede», con puro spirito scientifico per accrescerne la conoscenza ed eventualmente correggere le storture interpretative, non solo non ci sarà progresso nella conoscenza ma
si continueranno a spacciare per buoni e veri fatti e circostanze che furono completamente diversi da come la "vulgata" ideologica ci impone di credere (in Italia ormai dal dopoguerra assistiamo
ad una sorta di santificazione del comunismo come idea, tacendo sulla sua natura criminale, con la complicità scandalosa di un deviato cristianesimo sociale). Comunismo e nazismo sono
comunque imparentati da un razzismo che sta alla base delle loro atrocità e le giustifica in nome di un presunto ideale superiore. Che il nazismo esprimesse il suo razzismo omicida su base
antropologica, mentre il comunismo su base socio-economica, non cambia i termini di fondo della questione. Entrambi intendono distruggere la realtà storica presente per permettere
l'affermazione definitiva di un'umanità che si pretende la migliore possibile: la razza ariana per i fanatici della svastica, il ceto proletario per i comunisti. Ma il meccanismo che si
innesta è lo stesso: una purificazione, una ricostruzione della società che passa attraverso l'eliminazione della parte considerata peggiore; in sostanza una disinfestazione della
storia da tutto ciò che potrebbe rappresentare un ostacolo all'affermazione dell'ideologia. La dottrina comunista è perciò l'origine dei mali e delle atrocità del
comunismo storico; come infatti sostiene Courtois nella "Prefazione al Libro nero" «proprio in nome di una dottrina, fondamento logico e necessario del sistema, vennero massacrate decine di
milioni di persone innocenti a cui non si poteva rimproverare nessun atto particolare, a meno che non si riconosca come crimine il fatto di essere nobile, borghese, kulak, ucraino e persino
operaio». La domanda fondamentale è dunque perché dove il comunismo si è affermato come regime abbia portato sangue, morte, miseria, terrore. Emerge chiaramente anche
dalle pagine del "Libro nero" come queste atrocità siano necessarie, programmaticamente, all'affermazione di un'ideologia che riduce l'uomo da persona a funzione storico-politica ed
economica. Il crimine dunque come mezzo normale di affermazione del comunismo e di gestione e mantenimento del potere. I regimi comunisti hanno fatto del crimine di massa «un autentico
sistema di governo»: perché gli uomini non si possono spingere ad accettare alla lunga la rinuncia alla loro personalità individuale se non costringendoli ad abdicare a se
stessi, naturalmente anche con i sistemi più brutali e per questo «convincenti». Troppi, davvero troppi, anche in Italia, ancora non sanno scandalizzarsi di fronte a queste
notizie, di fronte alle cifre che costituiscono la contabilità pazzesca delle vittime del comunismo nel mondo (oltre 100 milioni di morti, roba da far impallidire Hitler). Abbiamo
perciò bisogno del lavoro illuminato e coraggioso di storici che diffondano una conoscenza non inquinata dei fatti. E' un dovere morale, così come l'anticomunismo. Dovremmo,
considerando l'apporto fondamentale degli storici in questo momento, tenere presente una domanda che si pone il "Libro nero" riguardo al lavoro dello storico: «di fronte alle immense
tragedie umane, direttamente provocate da determinate concezioni ideologiche e politiche, egli [lo storico] può forse abbandonare ogni riferimento a una mentalità umanistica –
legata alla nostra civiltà giudaico-cristiana e alla nostra cultura democratica – che si fonda, per esempio, sul rispetto della persona umana?». E proprio partendo da questa
domanda cruciale ci troviamo, nel caso italiano, di fronte ad un altro quesito, oggi più che mai d'attualità: è possibile lasciar cadere l'Italia nelle mani di chi ancora si
fa chiamare comunista, dal momento che il suo background culturale e il suo abito mentale restano legati a un'ideologia che pensa e propone il male dell'uomo? Non si tratta di uno slogan
elettorale ma di un appello accorato, che ci dovrebbe ricordare come l'anticomunismo sia un dovere morale e, inoltre, un caratteristica fondante di ogni società che si voglia considerare
libera e democratica.