MATTATOIO N.5:
"LA MATTANZA DEI LUOGHI COMUNI"

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Comunismo male assoluto

"Una persona normalmente informata su quel che è successo nel mondo, non può che essere, e nel modo più naturale, visceralmente anticomunista. Il problema vero sono coloro che reagiscono istericamente, scompostamente al naturale anticomunismo" (Arnold Beichman).

 
Robert CONQUEST Il secolo delle idee assassine: Aspetti generali
tratto da: Robert CONQUEST, Il secolo delle idee assassine, Mondadori, Milano 2001
 
[...] le principali caratteristiche dell'Idea comunista erano e sono rimaste queste. Anzitutto essa era una visione del mondo dogmatica nel più stretto senso del termine; veniva cioè accolta l'idea che fossero state elaborate una concezione del mondo, una filosofia politica e una teoria della società definitive, che la natura del perfetto ordine destinato ad affermarsi tra gli uomini fosse nota e che essa sarebbe stata realizzata mediante i metodi prescritti da un'elaborazione teorica. (p. 133) L'idea non veniva mai messa seriamente in questione. Già prima della Rivoluzione, Lenin aveva scritto di mirare, nelle dispute, non alla confutazione dell'avversario, ma alla sua eliminazione. [...] E' un'impostazione che si affida ciecamente alla fede, non al ragionamento. Nelle tipiche espressioni con cui il comunista argomentava emerge in modo chiaro anche la componente paranoica. [...] «non a caso» usata per accostare due o più elementi privi di relazione, e «com'è noto», usata all'occorrenza in espressioni dubbie o false. (p. 134) Ma perchè mai potè durare tanto a lungo? Essenzialmente perchè l'Idea si fece istituzione, e l'istituzione era lo Stato totalitario, che controllava ogni forma di potere e ogni aspetto del pensiero, infiltrandosi in ogni piega della società e dell'economia. Infatti, quando vuole imporsi a una popolazione, l'Idea deve annullare [...] la possibilità stessa che il dissenso si manifesti. Qual'era il suo scopo se non quello di creare una società dominata dall'unanimismo? L'obiettivo fu mancato, ma il tentativo durò abbastanza a lungo da mandare in rovina la Russia e costituire una minaccia per il mondo intero. (p. 135) L'agile espressione «socialismo» era dunque una grande trappola intellettuale. Per tre o quattro generazioni fu usata per indicare un sistema politico ed economico senza macchia. L'economia sovietica sarebbe stata controllata [...] dalla società [...]. O meglio, dal momento che in realtà la società non era in grado di farlo, in sua vece lo avrebbe fatto, e lo fece, lo Stato. In ogni caso, si sarebbe giunti al grande risultato: la fine del «capitalismo». (p. 137) [...] l'idea socialista aveva fatto breccia in molti animi. Anche nella sua versione non specificamente marxista, anche quando non si basava su una teoria ideologica consaputa, nella sua forma meno dogmatica essa aveva mutuato caratteri marxisti dalla generale atmosfera intellettuale. (p. 137) [...] l'Idea di socialismo degli umanitaristi era stata costruita attorno al concetto di giustizia sociale, ma la forma continuò ad esercitare il suo fascino anche quando il contenuto fu rimosso. (p. 138) Ma in occidente il problema fondamentale rimaneva la conoscenza spesso inadeguata della psicologia dei sovietici. [...] l'idea che la squadra dei sovietici fosse ragionevole [...] viziò a lungo la linea politica tenuta verso l'Unione Sovietica. Se Churchill non si lasciò ingannare da Hitler ciò non avvenne per una questione di intelligenza, ma per la sua conoscenza della storia e del male. [...] casi come quelli di Pol Pot, Khomeini, Amin, Bokassa e Castro avrebbero dovuto far comprendere agli osservatori occidentali che i loro assunti non valevano necessariamente per l'intero spettro della motivazione politica. Idee fondate su considerazioni svolte a tavolino e prive di riscontri [...] hano costituito a lungo una minaccia per l'occidente e in altri contesti continuano a farlo. (p. 209.210-211) [Note sulla Russia post-sovietica] La caduta del comunismo aveva lasciato un'eredità disastrosa, non solo in campo economico, ecologico, sanitario e politico, ma anche e soprattutto nelle menti e negli animi. Nel 1987[...] il celebre accademico russo D.S. Lichacev [...] diceva: «la paura che esso (lo stalinismo) ci ha instillato nella mente e nell'animo attanaglia e paralizza ancora la nostra coscienza». [...] per dirla con il poeta Fazil Iskander, vivere «sotto il regime totalitario era come trovarsi costretto a condividere una stanza con un brutale malato di mente», un'esperienza che non si dimentica facilmente. [...] dice la sociologa Tatiana Zaslavskaja [...]: «la ragione fondamentale che rese necessaria la perestrojka [...] fu un'essenziale alienazione di massa dei lavoratori rispetto agli obiettivi e ai valori più importanti della società. Questa alienazione sociale aveva le sue radici nel sistema economico creato negli anni Trenta, che fece della proprietà di Stato, controllata da un gigantesco apparato burocratico, la forma dominante di proprietà [...]. Per cinquant'anni fu detto che si trattava di una proprietà pubblica, appartenente a tutti, ma non venne mai messo a punto un modo per fare sì che i lavoratori si sentissero comproprietari e padroni delle fabbriche, delle fattorie e delle aziende. Essi si sentivano soltanto gli ingranaggi di una gigantesca macchina. (p. 218-219) Come disse il sociologo Andrej Bjstritskij [...]: «abbiamo distrutto i tratti migliori e più vitali di questo paese, con il risultato che abbiamo atrofizzato la nostra intelligenza e la nostra energia» [...]. Sotto il profilo economico l'URSS costituiva un unicum [...] era un paese sovrasviluppato, con troppe industrie (specialmente pesanti), impegnate nella fabbricazione di inutili prodotti militari. Analogo discorso vale per i metodi, straordinariamente dispendiosi, impiegati nella produzione di petrolio, con le sue enormi fuoriuscite (e, dal punto di vista ecologico, disastrose) lungo gli oleodotti, privi della dovuta manutenzione. E ancora, strade ed edifici che versano in pessimo stato [...]. Nelle campagne il vecchio, infaticabile contado è praticamente scomparso. In gran parte delle fabbriche domina il motto: «loro fingono di pagarci, noi fingiamo di lavorare». La responsabilità collettiva e l'irresponsabilità individuale, questa [...] è l'eredità del socialismo. (p. 220) Scrivere sulla Russia post-sovietica significa frugare tra le «macerie», ha detto Solzenicyn (p. 225) Le vecchie concezioni assolute per cui [...] la libertà è possibile solo laddove non esista la proprietà privata, per cui la prosperità è possibile solo laddove non esista quella che veniva definita classe media, [...] sono un «costrutto sociale», tutto questo sta crollando pezzo per pezzo [...]. Uno dei dati più interessanti che emergono nel confronto morale tra lo sforzo della società e lo sforzo dell'individuo [...] è colto da un rilievo del critico Joseph Frank: dei compagni della sua prigionia siberiana Dostoevskij dice che sperimentavano il loro momento migliore quando lavoravano in privato per guadagnare pochi copechi, ciò che "garantiva all'individuo l'impressione di possedere se stesso e di essere moralmente autonomo. (p. 227)